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Dietro le quinte di Masterchef con un ex concorrente di Viterbo

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Si entra nella settimana cruciale di Masterchef, quella che porta alla finalissima. Ultimi giorni prima che l’edizione numero 16 del noto programma di cucina chiuda i battenti: quale migliore occasione per riproporre un’intervista (effettuata qualche anno fa) a Verando Zappi, ex concorrente che portò Viterbo nelle fasi finali dello show nel 2019. Era Masterchef 8 e al tempo fu tra i protagonisti del programma un partecipante che, a suo modo, rappresentò la Tuscia di fronte a Cannavacciuolo, Barbieri, Bastianich e Locatelli, i giudici di quella edizione. Una chiacchierata effettuata nel 2020 proprio a Viterbo e che torna attuale oggi, anzi rimane sempre valida per dare un’occhiata al dietro le quinte di uno dei programmi di cucina più amati e seguiti dal pubblico. Il dietro le quinte perlomeno dell’edizione di cui Verando è stato partecipante e testimone.

Ecco i ricordi della sua esperienza, quella iniziata portando in fase di selezione un piatto a base di coniglio leprino, fegato e nocciole della Tuscia.

Verando, tu sei arrivato nelle fasi finali ma qual è il percorso di avvicinamento alle selezioni? Che tappe precedenti ci sono?

È iniziato tutto per gioco, è stata mia moglie a iscrivermi alle selezioni. Nel febbraio del 2018 è partito un iter molto lungo, avviato con un’intervista telefonica da parte della produzione Endemol, e durato vari mesi tra Roma prima e Milano poi. Nel primo step, a Roma, i partecipanti sono chiamati a portare tutto il preparato da casa, eseguendo poi solo l’impiattamento dopo aver riscaldato gli ingredienti. Poi molto si snoda attraverso varie interviste, test sulla cucina, test di assaggio e attitudinali. Dopo un paio di mesi mi hanno confermato il passaggio della selezione e sono andato a Milano per un ulteriore step, dove per la prima volta si cucina a tempo. Passati altri due mesi mi hanno richiamato per la prova davanti ai giudici, che in sostanza è avvenuta sei mesi dopo il primo “esame” di Roma. In quell’occasione si hanno circa 45 minuti per preparare il piatto prima di presentarsi di fronte agli chef.

Quando hai rivisto la tua edizione in tv, che differenze hai notato rispetto all’aver vissuto in prima persona quell’esperienza?

La differenza è quella dettata dai tempi televisivi. Le prove durano effettivamente quel tempo, poi ovviamente i tagli e il montaggio mettono in evidenza le parti che più si prestano alla spettacolarizzazione. Tanti dettagli ovviamente non si notano. Da partecipante poi ti dico che è tutto naturale: per esempio assieme agli altri concorrenti credevamo che prima delle Mistery Box ci fosse qualcuno a darci qualche dritta, invece entriamo in studio completamente ignari di quello che ci aspetta.

Masterchef non è solo cucina, sono protagonisti i concorrenti e i loro “archi narrativi”. Tra i partecipanti ci sono delle parti da “recitare” per rendere più spettacolare e televisivo il tutto?

Oltre a essere un talent Masterchef è un reality show a tutti gli effetti, quindi quello che si vede sono scene di vita vera. Gli attriti, quando ci sono, sono reali ma sicuramente vengono poi amplificati dal montaggio televisivo; sono enfatizzati insomma. Nel mio caso è passato che avessi un attrito con un altro concorrente ma in verità noi c’eravamo fatti solamente una battuta scherzosa, non c’era assolutamente nessun problema tra noi due. Nel montaggio poi però è stato “pompato” il tutto. Tante cose sono ovviamente romanzate per esigenze televisive. Le fazioni comunque inevitabilmente si creano, anche se non sono come vengono rese in tv.

I giudici invece sono come appaiono in tv?

Sicuramente hanno maggiori indicazioni dalla produzione. C’è un atteggiamento strutturato da parte loro: il giudice interpreta un po’ un ruolo e nelle varie circostanze lo rispecchia e rispetta. Spente le telecamere i giudici non li vediamo praticamente mai, ma c’è stato comunque qualche scambio di battute fuori onda. C’è poi ovviamente chi lega di più e chi lega di meno; io quando sono uscito ho scambiato qualche parola con Bastianich e Locatelli, che erano quelli con i quali avevo stretto un rapporto maggiore.

Puoi raccontare qualche retroscena o aneddoto?

Tanti spettatori magari non sanno che in tv vedono gli chef che mangiano il piatto freddo. I concorrenti alla fine della prova escono dalla cucina lasciando le proprie preparazioni a disposizione dei giudici, ed è lì che avviene il vero assaggio e il vero giudizio, anche su tecnica e impiattamento. I giochi praticamente sono già fatti quando si vede l’assaggio in tv, perché gli chef hanno già testato tutti i piatti alla fine della prova. È capitato che, spente le telecamere, i giudici finissero un piatto che durante il test avevano giudicato in modo non proprio positivo, e lì magari “rosichi” un po’. È successo poi che un piatto che giudichi, assieme ad altri concorrenti, non eccezionale poi venisse premiato. Ogni tanto magari dai giudici veniva abusata la motivazione del “poco sale” per sminuire una ricetta e favorirne un’altra.

Quanto è importante, oltre l’abilità ai fornelli, essere personaggi e prestarsi allo show televisivo?

Vari concorrenti credo avanzino nel programma anche per la loro capacità di fare spettacolo. A parità di piatto credo che a influire sia il personaggio e il modo che il concorrente ha di stare in uno show come questo. Quando fai le selezioni già guardano questo aspetto, che quindi sicuramente è importante per tenere vivo e in piedi il programma.

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Foto da screen video Sky