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L’Antica Pizzeria Da Michele apre a Perugia: Napoli entra nel salotto di via Mazzini

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Via Mazzini 10, Perugia. Un indirizzo inciso nella memoria cittadina. Qui Leonardo Servadio, fondatore di Ellesse, nel 1998 volle il suo Caffè di Perugia, quel salotto elegante che in due anni entrò tra i quattordici caffè più belli d’Italia. Poi gestioni successive, tentativi di rilancio, chiusure. Anni di silenzio. Ora, grazie alla famiglia Condurro, quel vuoto si riempie nuovamente di movimento, voci e del profumo di forno a legna. Pizzeria Da Michele, storica insegna napoletana attiva dal 1870 e che dal golfo di Partenope negli ultimi anni si sta espandendo a livello globale, ora è un nuovo indirizzo perugino in cui poter gustare l’iconica ruota di carro.

Un 2026 che inizia da Perugia

L’Antica Pizzeria Da Michele inaugura a Perugia la sua prima sede in Umbria, aprendo simbolicamente il 2026: è l’ottantunesima insegna nel mondo (dopo Sydney, che ha chiuso il 2025). Per l’occasione è presente Alessandro Condurro, amministratore delegato e quinta generazione della famiglia che dal 1870 alimenta la fiamma del “tempio” di Forcella. Nel locale, animato da proprietà, giornalisti e primi ospiti, non nasconde un sincero entusiasmo. Perugia, spiega, rappresenta l’ingresso nel cuore geografico e simbolico dell’Italia, arricchendo una presenza centrale in cui compaiono già Firenze, Bologna, Pescara e Roma. Un passo che completa un disegno. Il viso si illumina soprattutto quando parla del luogo scelto. Definisce questo indirizzo uno dei locali più belli tra quelli della rete mondiale Da Michele; uno spazio che porta con sé stratificazioni e ricordi, dove la storia e l’identità della loro ruota di carro dialogano con l’eleganza architettonica e la monumentalità della location. Sul futuro, lo sguardo è proiettato avanti. L’obiettivo dichiarato è crescere ancora, allargare questa già grande famiglia senza amplificazioni superflue, attraverso la continuità garantita da un prodotto riconoscibile per la sua autenticità, fatta di ingredienti, identità, valori e metodo. Una visione che tiene insieme mondo e origine, espansione e radici, senza smarrire ciò che ha reso Da Michele riconoscibile ovunque.

Uno spazio ritrovato

Entrare oggi in via Mazzini significa riaprire uno spazio che emotivamente apparteneva alla città e che molti credevano perduto. Gli ambienti sono stati rinnovati, ma conservano l’anima originaria. Le volte e la pietra non smettono di raccontare la storia del luogo. La pizzeria si sviluppa su due piani, con circa settanta-ottanta coperti. Al piano terra l’identità napoletana è immediata: pavimento a scacchiera rosso-verde-crema, foto evocative alle pareti, un forno a cupola dorato che cattura lo sguardo e domina la scena, estetica e funzionale insieme. L’intero locale appare come un teatro aperto in cui staff, clienti e i piatti, si fondono in un’unica scena.

Una scala conduce alla fontana sovrastata dal logo della pizzeria e porta al piano superiore: pavimento geometrico, luce che entra dalla lunetta finale, volte a crociera imponenti. Qui sembra essere stata custodita una memoria nostalgica che trova però una nuova forma, moderna e suggestiva come non mai. Al pass c’è Romolo Mennitti, pizzaiolo, con uno staff interamente napoletano, già rodato in altre importanti inaugurazioni e presente in questa fase per presidiare l’apertura e garantire fedeltà alla tradizione. Subito ci conquista l’attenzione, mai scontata, a ogni fase e gesto: lo staglio preciso dei panetti, la stesura a mano, il condimento calibrato, l’infornata attenta e il controllo costante del fondo, dalla fiamma all’uscita.

Ruota di carro

La pizza è quella di sempre. Ruota di carro, ben stesa, cornicione leopardato, cottura perfetta. Per la margherita: farina Caputo, pomodoro Solea, fior di latte di Agerola, basilico. Otto euro. Una pizza che fa esattamente quello che promette, con la coerenza che ha reso Da Michele un punto fermo nella mappa della pizza napoletana e nell’atlante delle catene di pizzeria nel mondo. Abbiamo assaggiato la Diavola: diametro che supera il piatto, salame piacevole e presente, cottura uniforme, pomodoro dolce come da tradizione. E poi i fritti, campani e non: l’arancino dal ripieno generoso e dal gusto intenso, guscio ben fatto; la frittatina con la sua pastella croccante e il ripieno cremoso, unione di crema di latte e pomodoro in un abbraccio avvolgente. Porzioni abbondanti, sapore pieno. Dalla carta emerge un’attenzione inclusiva, con diverse pizze indicate nel menù come vegane o vegetariane (dettaglio sempre utile). Più avanti arriveranno anche alcune pizze “speciali” dai prodotti locali, per inserirsi ancor di più nel tessuto del territorio e dialogare con i gusti umbri. La selezione dei vini guarda a Sud, e non per caso, con qualche concessione umbra come Montefalco Rosso e Grechetto. Una carta breve ma pensata, che si muove tra Campania e Umbria come un ponte naturale, perfetto per le varie combinazioni.

Da Michele porta Napoli a Perugia

L’inaugurazione ha portato in via Mazzini la tipica ospitalità partenopea: calore, familiarità, un modo di accogliere che non ha bisogno di essere spiegato. Lo staff ha risposto con immediatezza e presenza agli invitati, ma soprattutto ai clienti, arrivati in gran numero nonostante fosse un turno a pranzo e il freddo che il centro storico sa regalare. Ci si è seduti e serviti come se la pizzeria fosse aperta da mesi. È questa forse la cosa più interessante, anche in prospettiva, di Da Michele a Perugia: la capacità di portare uno spirito autentico, “compaesano”, dentro un brand che ormai viaggia sui cinque continenti. Un equilibrio non scontato, che nasce dalla capacità imprenditoriale unita alla reputazione della pizza napoletana. E che, speriamo, possa attirare avventori in un’acropoli che ha sempre più bisogno di riempire le proprie arterie di persone e di vita.

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